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Diario | Spazi silenziosi |
 
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13 dicembre 2006

In the mist dark figures move, and twist.

Freud nel suo "Psicanalisi infantile", introduzione di Fausto Antonini, Newton Compton, la chiama "Urszene", tradotto in "Scena primaria". E' quel che può accadere, e cioè che il bambino veda, oppure oda, oppure ricostruisca per induzione, per averlo visto fare dagli animali, scene dal coito dei genitori. Ciò può essere più o meno grave, come tutte le cose. Infatti un taglietto sull'indice può essere una cazzata, ma non se sono emofilico ( peculiarità interiore) o se la lametta è infetta di qualcosa ( peculiarità esteriore). Di norma, però, tende a confermare e ad impedire il superamento di una fase di sadismo che il bambino incontra prima dell'instaurarsi del complesso d'Edipo tra i 5,5 e 6,6. Un bambino non può interpretare se non come prevaricazione del più forte sul debole l'atto, confermato in questo dai gemiti, favorito in questo dall'oscurità parziale, irrigidito in questo se all'atmosfera movimentata e misteriosa della notte segue un giorno pieno di liti, rimostranze, giuochi di potere fra i genitori. Freud, disconfermando la vittorianità dell'Europa del tempo, fu il primo in occidente a conferire pulsioni libidiche al bambino, organizzate già dai 4 anni. E' noto il tracciato dello sviluppo libidico da orale ad anale, a fallico (genitale), e relative peculiari fissazioni. Un sadismo che si prolunghi nel tempo, intendo dopo i sei anni d'età, lascia sospettare che il bambino possa aver avuto a che fare con l'Urszene. Terreno preferito sono i piccoli animaletti: lucertole, criceti, tartarughine o addirittura insetti. Altra reazione specifica è la provocazione: il bambino diventa intrattabile, insopportabile, lamentoso e villano, oltre ogni attuale ed evidente causa. La ragione occulta del suo comportamento, ci racconta Freud nella pubblicazione di un suo famoso caso detto "L'uomo dei lupi" risiede  nel desiderio di essere trattato come la madre, posseduto dal padre, cui fa da controcanto la protesta narcisistica della sua virilità, identificata nel possesso del pene. Queste due istanze confliggenti ( essere posseduto dal padre, ma capire che per questo è necessario rinunciare al pene, e non essere disposti a rinunciarvi) detrminano il comportamento violento in cui desiderio e protesta si compongono nella diagonale dell'atteggiamento provocatorio e belligerante oltre ragione del piccolo. E' una questione di grado, come sempre: da omosex a nevrosi ossessiva di stile isterico a semplice atteggiamento svalutativo nei confronti delle donne che però non ne impedisce il godimento nè il trattarle con affetto. Tipico sintomo per cui soggetti che hanno subito la visione ( o ricostruzione induttiva, o sonora, o parziale) dell'Urszene ( che io preferisco tradurre con l'icastico "scena urticante", certo del vostro pieno consenso) è, ad un grado medio, quel fatto noto come isteria di conversione, in cui l'angoscia senza nome nè luogo ( nome e luogo d'un dolore appartengono ai processi superiori dello psichismo, insufficienti nel caso di angosce così precoci) chiede nome e luogo nel corpo. Ecco la paralisi di un arto ( altro caso di Freud) oppure la famigerata sindrome da colon irritabile. Bene, ho scritto un buon contenuto, in limine fra un'eccellente sintesi e l'incomprensibilità, e vi lascio leggero pensando a quello che voleva, in farmacia, dei preservativi, ritardanti per lui, urticanti per lei.




permalink | inviato da il 13/12/2006 alle 16:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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