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Diario | Spazi silenziosi |
 
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15 dicembre 2006

I diabolici nemici dello scrivente.

Lo scrivente incontra sul suo cammino molti nemici giurati. Seguiamo il percorso di colui che ha maturato il desiderio di mettersi a scrivere per farsi leggere. Incontrerà subito il primo nemico che gli sussurrerà nell'orecchio, satana che non è altro: "Sei totalmente libero, nella sintassi, nei significanti, nel connotato, nel denotato, nella fonetica. Puoi inventarti le parole". Allora, il debole, sedotto da questa promessa d'infinita libertà, e magari ricordando che anche d'Annunzio s'era inventato una parola ( Undulna) verrà sopraffatto dalla falsa ebbrezza di una libertà senza confini. Costui è facile riconoscerlo perchè ignora la punteggiatura, considerandola un meschino espediente tradizionalista per imbrigliare la sua creatività. La consecutio temporum diventa un fastidio per mammolette, usa delle parole l'aspetto connotativo al posto di quello denotativo, senza preoccuparsi minimamente che l'aspetto connotativo di un significato necessita di un contesto fluido che va creato. Della fonetica gli importa poco oppure molto, ed in entrambi i casi sbaglia. Se gli piace la parola "esiziale", magari andrà anche a vedere sul dizionario che cosa vuole dire, ma poi la userà come aggettivo per "trascendente", perchè trascendente va sempre bene, è così evocativo. Allora sarà un attimo leggere, nei suoi componimenti poetici frasi come: "Nell'acquoreo primordiale sidereo sconto un esiziale trascendente". Non spiegategli mai, che il significato di esiziale richiede un ambiente di opposti, mentre il trascendente in quanto tale ne è esente: potrebbe mettervi le mani addosso. Anche perchè concetti, come abbiamo visto, inesistenti, resi in questo modo, servono a persone infantili la cui urgenza di comunicare sconta l'esiziale errore di non voler ascoltare, oppure leggere.

Ma il cammino prosegue e il nostro eroe si rende conto di essere stato preso dai lacciuoli paralogistici del Satana degli scriventi. Si deprimerà e si comporterà in uno dei seguenti modi:

1) Ecco, non scriverò più niente. Sono troppo avanti per il mio tempo e comunque nulla serve a nulla. ( questa fase può durare da pochi mesi a sempre). Satana avrà raggiunto il suo scopo.

2) Si redimerà. Comprenderà che per la poesia sono necessari i significati, e che la resa dei medesimi si ottiene con suono e ritmo. Si doterà di significati e dopo averli denotati, eventualmente li connoterà, sceglierà suono e imporrà ritmo. Per la prosa imparerà la consecutio temporum, la pazienza, il fatto che scrivere di getto spesso è come l'eiaculazione precoce e cioè un problema psichico senza meno. Diverrà signore di principali, coordinate e subordinate, la sua punteggiatura diverrà rigorosa. Sarà contento della sua redenzione e lo declamerà ai quattro venti. Satana, a questo punto, gli si farà sotto sussurrandogli: " Ben fatto, my friend, ora fagliela vedere a quegli sfigati". Il nostro scrivente, ancora ignara preda dell'astuto demonio, si darà a comporre prosa in maniera rigorosa ma stucchevole, diverrà prigioniero delle forme e diverrà manieristico. Con questa seduzione, Satana, se prima l'aveva indotto ad una fallace libertà, ora gliela toglie del tutto, insieme al piacere autocratico del componimento. Questo attacco di Satana è terrbile: riduce lo scrivente ad un maestrino dalla penna rossa, senza fantasia nè stile nè sensibilità. Molti, in questa fase, giungono al capolinea.

Può darsi però che alcuni arrivino, soffrendo, a porre la tecnica al servizio della comunicazione e dei significati. In definitiva, che riescano, entro di sè a porre le cose nel giusto rapporto, e che dunque non siano più asserviti agli esercizi di stile. Subito Satana, allora, rendendosi conto del pericolo, fischietterà nell'orecchio del malcapitato: " Ok sei bravo ma, vedi, scrivi  sciocchezze, banalità, ti perdi nei particolari, sei una frana, il tuo racconto non ha nerbo nè sa volare alto. Non hai visione d'insieme nè architettura, nè lontananza" Qui, davvero, quasi tutti soccombono. E, soccombendo, maturano rabbia contro la sorte di essere arrivati ad un livello così elevato e ritrovarsi col popò nel ghiaccio. E' la depressione. Si reagisce in due modi tipici:

1) Coprolalìa ( Retropensiero: sì, non ho un cazzo da dire e me ne vanto ah-ah-ah. Reagiscono così quelli che scrivono per ottenere considerazione umana o addirittura affetto)

2)Bukowskyani ( Ho mangiato una mela. Poi, ho sputato i semi. Cazzo di semi. Mi vanno di traverso. Sempre. E ho i diverticoli. Ingollato acqua. Minerale. Misto terital sulla pelle. Da dimenticare. A domani.)

Quelli della reazione due sono l'evoluzione snob di quelli della reazione 1

Entrambe le reazioni vanno bene a Satana, che avrà ottenuto lo scopo di impedire l'espressione del proprio genuino punto di vista. Tutti ne hanno uno. Nessuno o quasi lo conosce e lo pratica.

Pochi eletti, dopo la fase depressiva, dopo aver catabolizzato tutti i dolori fomentati da Satana, cominciano un lungo viaggio di resa e giungono a scrivere, bene, quel che pare a loro quando pare a loro, depurati da ogni infantilismo e aspettativa, per aver riscoperto dentro di sè la fonte del piacere di scrivere, giuoco greve, osceno, utile, sublime, metafisico.

A questi rari, Satana tenterà un ultimo arrembaggio: " Ma perchè scrivi?"

Questi rari però, annulleranno Satana rispondendogli:" Perchè mi piace."




permalink | inviato da il 15/12/2006 alle 8:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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